2. Duomo di S. Giorgio

Piazza Duomo, n°15 – 97100 Ragusa Ibla, RG

Fig. a

Edificio emblematico del tardo-barocco, progettato da Rosario Gagliardi, architetto della città di Noto e del suo Vallo e grande protagonista della ricostruzione post terremoto (Fig. a).
L’invenzione meravigliosa di questa chiesa sta proprio nel prospetto caratterizzato dalla monumentale facciata a torre, leggermente convessa, che ingloba il campanile, terminando con una cuspide a bulbo.
La collocazione in cima all’alta scalinata e la posizione obliqua rispetto alla piazza ne accentuano l’imponenza (Fig. b).
Il Duomo venne costruito sul sito della chiesa, di rito greco ortodosso, di S. Nicola, come conferma il ritrovamento, durante lavori di restauro, di una
chiave pendula appartenente ad una volta a crociera della chiesa preesistente, crollata a causa del terremoto del 1693, e sulla quale sono scolpiti i Santi Pietro e Paolo. Tale reperto è oggi conservato presso il Museo di San Giorgio.
I lavori iniziarono solo nel 1744, dopo l’approvazione da parte di una commissione, in quanto il progetto fu ritenuto troppo innovativo.
La facciata fu completata nel 1775 e la cupola nel 1820, in stile neoclassico, dal capomastro Carmelo Cultraro, su progetto redatto dall’architetto Stefano Ittar.
La cupola è a doppia calotta poggiante su due file di colonnine, 16 per fila ed è chiusa da enormi vetrate azzurre (Fig. c).
Nella sagrestia è custodita la “Cona” del Gagini, in stile rinascimentale, che faceva parte dell’apparato scultoreo posto nell’abside della vecchia chiesa di San Giorgio, recuperata e trasferita presso la nuova chiesa (Fig. d).
La chiesa è a tre navate delimitate da possenti pilastri, con basi in pietra pece, terminanti con capitelli corinzi che sorreggono una trabeazione con cornici in pietra modanata, intagliata e scolpita (Fig. e).
Sono presenti diversi quadri tra cui un Angelo Custode di Vito D’Anna (1763) e un Cristo che appare a Santa Gaudenzia di Antonio Manno (1782). Nel transetto, all’ingresso della Cappella del Crocifisso, è murata la lapide funeraria di Bernardo Cabrera proveniente dalla vecchia Chiesa di San Giorgio. Nella navata centrale è presente un Organum Maximum del 1887 della ditta Serassi di Bergamo, considerato il capolavoro della stessa ditta (Fig. f).
La grande gradinata su cui si erge il Duomo è delimitata da un’alta cancellata in ferro battuto realizzata dal fabbro Angelo Paradiso di Acireale.

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