1. Chiesa di S. Giovanni Evangelista

Via Francesco Mormino Penna – 97018 Scicli, RG

Esterno della Chiesa di San Giovanni Evangelista, Scicli

Fig. a

La chiesa si trova in Via Mormino Penna, dichiarata dall’UNESCO “Patrimonio dell’Umanità” (Fig. a).
La chiesa e l’attiguo convento furono edificati nel 1651 dalle monache di clausura benedettine. Il grande terremoto del 1693 ne causò il crollo, a cui ne seguì la ricostruzione. A causa delle leggi eversive del Regno d’Italia (1866-1867), il complesso fu incamerato dallo Stato e il convento fu ceduto al Comune di Scicli che, nei primi anni del Novecento, lo demolì per costruire l’attuale Municipio.
Il progetto di ricostruzione del complesso fu affidato al frate Alberto Maria di San Giovanni Battista, che si avvalse della consulenza “dell’ingegnere del Val Di Noto” Vincenzo Sinatra, allievo del Gagliardi.
Il prospetto presenta la tipica facciata campanile di molte chiese tardo-barocche, a tre ordini e con tripla partitura (Fig. b). Il primo ordine ha un andamento concavo convesso che conferisce al prospetto un singolare gioco di chiaroscuro. Nel partito di mezzo si trova l’ingresso, raggiungibile con una scalinata, disposto tra una coppia di colonne binate che, insieme a quelle laterali, sorreggono una larga trabeazione, delimitata superiormente da un’inferriata in ferro battuto. Nel secondo ordine, in corrispondenza dell’ingresso, si trova un finestrone posto tra cornici decorate. L’ultimo ordine è rappresentato dalla cella campanaria, con il fornice centrale più grande, sormontato da un timpano spezzato.
L’interno, a pianta ellittica, come nella tradizione monastica, è preceduto da un atrio, dove è collocato un organo (Fig. c), e si conclude con un’abside semicircolare con la volta a catino (Fig. d).
La volta della navata, ricca di stucchi e dipinti (Fig. e), è sorretta da una fastosa trabeazione poggiante su colonne scanalate, con capitelli corinzi.
Dentro la sagrestia è conservato un dipinto del XVII secolo, che raffigura un Gesù crocifisso con tunica piuttosto che con perizoma, come vorrebbe l’iconografia classica (Fig. f). Tale rappresentazione trae spunto dal crocefisso in legno, con tunica, della cattedrale di Burgos in Spagna.

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