7. Palazzo Fava

Via Anita Garibaldi, n°19 – 97018 Scicli, RG

Il palazzo di scorcio

Fig. a

Il palazzo, esempio di architettura barocca del Settecento, sito in piazza Italia, è sovrastato dalla collina ove sorge la Chiesa di San Matteo e spicca tra altri palazzi del Settecento e dell’Ottocento per le dimensioni (Fig. a) e per le ricche decorazioni delle aperture. La costruzione venne avviata nel primo ventennio del 1700 e, già nella metà dello stesso secolo, i lavori di costruzione erano conclusi.
Dopo l’uccisione dell’ultimo discendente della famiglia, il marchese Guglielmo Giustiniani Fava, nel 1792, la proprietà del palazzo passò, durante la prima metà dell’Ottocento, ad altra famiglia.
Il prospetto principale che si affaccia su piazza Italia, è definito alle estremità da due paraste a bugne diamantate e si conclude con un cornicione decorato da una fitta dentellatura (Fig. b). 
Al piano terreno, il portale d’ingresso fa da asse di simmetria della facciata, dove si aprono sei ingressi. L’ingresso principale è delimitato da due colonne poste su basi e con capitelli corinzi, coronati da teste di cherubini. Il concio chiave dell’arco d’ingresso è scolpito con un volto, ornato da foglie d’acanto al posto dei capelli (Fig. c).
Al primo piano si aprono balconi sormontati da timpani spezzati, delimitati da inferriate a petto d’oca e sorretti da mensole decorate da motivi floreali, scolpite con mascheroni (Fig. d). Nel fastoso timpano del balcone sovrastante l’ingresso, è posto uno stemma inquartato con due teste, che hanno acconciature settecentesche e che ritraggono il Marchese Guglielmo Giustiniani Fava e la moglie Anna La Rocca (Fig. e).
Di particolare interesse sono le mensole, a sostegno dell’unico balcone posto sulla facciata laterale che comprendono, nella parte bassa, volti barbuti e nella parte alta due grifoni e due cavalli alati con la metà inferiore del corpo pisciforme, cavalcati da putti (Fig. f).

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