10. Chiesa Madre di S. Guglielmo (già di S. Ignazio)

Piazza Italia, n°11 – 97018 Scicli, RG

Chiesa Madre di Sant'Ignazio di Loyola a Scicli vista dall'esterno

Fig. a

La Chiesa Madre, sita in Piazza Italia, fu costruita nel 1750, come testimonia la data incisa sulla cornice marcapiano tra il primo e il secondo ordine (Fig. a), dopo che il terremoto del 1693 aveva distrutto la chiesa madre di San Matteo.
In origine era dedicata a Sant’Ignazio di Loyola, fondatore dei Gesuiti e, successivamente, fu intitolata a San Guglielmo di cui si conservano le reliquie all’interno.
Annessa al Collegio dei Gesuiti, demolito nel 1961 per fare posto ad una scuola, presenta le forme tipiche di quest’ordine, come attestato dall’impianto basilicale, dall’ampia facciata, ricca e al tempo stesso severa, dalle paraste poco rilevate e dai bassi campanili laterali.
 La facciata, a due ordini, è conclusa da un timpano a cornice concavo-convessa 
(Fig. b)Nell’ordine inferiore i tre portali sono delimitati da lesene. Nel secondo ordine, che si raccorda a quello inferiore tramite due volute, è posto un finestrone che è racchiuso, insieme ad un orologio, da cornici in pietra modanata (Fig. c). Ai lati, arretrati rispetto al prospetto, si trovano due fornici ove sono collocate le campane.
Quattro statue su piedistalli, sporgono dalla parete e, insieme a putti e motivi fogliacei, decorano la facciata.
L’interno, a pianta basilicale a tre navate, è ornato di stucchi dorati e affrescati (Fig. d). Una cappella, detta “Cappella della Madonna delle Milizie” ospita una statua in cartapesta, di cui non si conosce l’autore e una tela realizzata verso la fine del Settecento da Francesco Pascucci che raffigura la battaglia tra i Saraceni e i Cristiani, avvenuta nel 1091 (Fig. e).
L’episodio storico viene rievocato attraverso una festa che ricorre l’ultimo sabato di maggio. La tradizione vuole che la Madonna a cavallo, in veste guerriera e con la spada sguainata, accorse a difendere i cristiani, nella battaglia che vide affrontarsi, a Donnalucata, i Saraceni di Belcane e i Normanni di Ruggero d’Altavilla, assicurando a questi ultimi la vittoria (Fig. f).
Questa tradizione leggendaria, rievocata nell’opera letteraria Il garofano rosso dello scrittore Elio Vittorini, è stata inserita nel “Registro delle Eredità Immateriali di Sicilia”, tutelate dall’Unesco.

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